Gran Torino (2008), Clint Eastwood (116 ')
(DVD, Sunday, February 20, 2011)
I know now is di prammatica osannare l'ultimo Eastwood: di conseguenza, è anche very cool parlarne male. Però a me delle mode me ne frega assai poco, e se un film mi piace, mi piace, sennò ciccia.
Detto questo: io volevo vedere “Gli spietati”, solo che per qualche motivo nel dvd l'audio in italiano non funzionava, e il film era solo in francese o in inglese. Ora, con il francese manco ci provo; con l'inglese me la cavo discretamente, ma devo essere concentrato, ed è difficile concentrarsi mentre si stira (sì, ho passato il pomeriggio di domenica a smaltire un mucchio di panni da stirare, mentre la moglie stava dietro ai marmocchi). Quindi è andata con “Gran Torino”.
Venendo al film: Walt Kowalski (Eastwood) è un reduce dalla guerra di Corea, un uomo invecchiato male, burbero, xenofobo, nemico del mondo, tormentato dai ricordi della guerra. Da poco è rimasto vedovo, il suo quartiere si è riempito di asiatici, che lui disprezza. I suoi unici affetti sono un cane e una macchina sportiva, la Ford "Gran Torino" che dà il titolo al film.
Finché un giorno, per puro caso, Walt salva il figlio dei vicini, un adolescente timido e insicuro, dall'aggressione di un gruppo di teppisti. Diventa, suo malgrado, l'eroe della locale comunità di immigrati (si tratta degli Hmong , un'antichissima etnia diffusa tra la Cina e il Sud-Est asiatico).
Il rapporto tra l'uomo e il ragazzo è quello che ci si può aspettare: il ragazzo impara a diventare uomo, l'uomo esce a poco a poco dalla sua astiosa solitudine. Ma davanti a Walt tornano a pararsi davanti i fantasmi della violenza, imponendogli una scelta: restare schiavo del passato, oppure trovare una strada nuova.
Il finale, ovviamente, non si rivela, ma basti dire che è la più radicale negazione dello stereotipo del duro Callaghan-style, a cui Eastwood è associato. Un finale cristiano , nel senso più alto e più puro del termine.
Il film è asciutto, essenziale: sceneggiatura millimetrica, personaggi perfetti, interpretazioni senza una sbavatura, regia tanto più magistrale in quanto quasi invisible. A film moral without being moralistic, moving without being silly, rich in its subtle and sly irony.
I said that is très chic speak ill of Eastwood, but I what can I do? A masterpiece is a masterpiece.
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